Non in nostro nome, non sui nostri corpi - film e dibattito a Scienze Politiche

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scopamiRoma - Mercoledi 4 marzo ore 21 proiezione di Baise Moi a Scienze Politiche, La Sapienza. Baise moi (Scopami) è un film che ha fatto scandalo. É stato ritirato dalle sale cinematografiche dopo soli quattro giorni, per essere marchiato con una “X”, un film a luci rosse. La censura è stata facilmente motivata dallo stile provocatorio, da un susseguirsi di scene fortemente violente: omicidi, sparatorie, stupri, trasgressioni sessuali tali da suscitare un senso di disgusto e di fastidio, incentivato ancor di più dalla scelta della regista di mettere in risalto il senso di piacere e di soddisfazione con cui le due attrici protagoniste (reclutate dalla scena porno francese) compiono questi atti. Atti che solo apparentemente sono di vendetta e di rivalsa verso una vita opprimente e violenta dalla quale si dovrebbero sentire messe ai margini, soprattutto in quanto donne.

Abbiamo cercato di superare questa interpretazione facilitate anche dalla conoscenza dei temi della regista e dalla lettura di alcuni libri da lei scritti, in particolare King Kong girl, un romanzo autobiografico che racconta dello stupro subito nell'adolescenza e di ciò che ne è stato della sua vita dopo l'evento drammatico della violenza sessuale. La Despentes offre a nostro avviso una lettura che tende a rovesciare il concetto di vittimità femminile, l'identificazione della donna come un soggetto fragile, vittima della sua stessa natura, incatenata al pudore e all'inviolabilità del proprio corpo, delineando due figure femminili ad alta complessità che sfuggono ai giudizi facili e alle facili ricostruzioni psico-sociali (il clichè della donna maltrattata che sfoga la sua frustrazione nella violenza è evidentemente incapace di inquadrare la questione) e che mirano a scuotere l'apparato etico tradizionale su questioni scottanti e profondamente attuali come l' autodeterminazione dei corpi o gli stupri.


La scelta di proiettare questo film non è quindi casuale. Nelle ultime settimane gli stupri sono all'ordine del giorno. Quasi si dimentica che la violenza sessuale sulle donne è un fenomeno che, purtroppo, ci accompagna da sempre e che queste – senza per questo cedere alle facili misurazioni politiche della statistica - spesso avvengono tra le mura domestiche. Le risposte offerte dal governo più che ricercare una soluzione reale del problema, strumentalizzano di fatto i corpi e la vulnerabilità delle donne per legittimare delle politiche di controllo attraverso l'individuazione di un nemico definito, in questo caso il migrante, che sembrerebbe essere il fautore principale, se non l'unico, degli stupri. I corpi delle donne, esposti pubblicamente e mediaticamente nel punto più estremo della loro vulnerabilità devono essere protetti dalle forze dell'ordine e dai cittadini autorganizzati, che espongono il vessillo dei partiti di destra durante le ronde notturne.

Alimentando il sentimento di paura, stigmatizzando la donna come vittima e il migrante come carnefice, si prova ad acuire l'odio e la frammentazione sociale, sia per distogliere l'attenzione dalla crisi e dalla gestione autoritaria e indifferente ai problemi reali che il governo sta attuando, sia per impedire la costituzione di relazioni ed alleanze tra i soggetti fortemente colpiti, che la crisi non vogliono pagarla. L'insistenza sul discorso dello stupro “etnico” è un modo per legittimare l'approvazione del pacchetto sicurezza, legge razzista e liberticida che colpisce I diritti minimi dei migranti e in generale ogni espressione che eccede la supposta normalità: il diritto alla mobilità, gli spazi di socializzazione, la libera espressione del dissenso e del conflitto, come appare palesemente dai recenti e gravissimi attacchi al diritto di sciopero.
Noi non ci sentiamo più sicure nè con la militarizzazione sfrenata nè con le ronde rosa, nè con le politiche del coprifuoco che svuotano le strade e le piazze....
Sentiamo l'urgenza di aprire un ragionamento su questi temi, di riprendere parola su alcune istanze a partire dalla riaffermazione della libera scelta sui corpi e sulle forme di vita, provando a sperimentare un punto di vista di genere come elemento propulsore per un'analisi politica capace di leggere la complessità del reale e di trasformarsi in conflitto generalizzato.

Scienze Politiche in Onda
Last Updated ( Wednesday, 08 April 2009 18:13 )