Imparare a mentire - note sul mercato della formazione

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Vuoi lavorare? Impara a mentire. Nel mercato del lavoro italiano per trovare lavoro occorre saper mentire per nascondere il proprio titolo formativo se si é laureati. Questo perché chi assume sembra avere paura di una forza lavoro istruita, con aspettative elevate e reticente a fare lavori non pagati piu` di cinque o sei euro l`ora. E` difficile gestire la -comprensibile disaffezione mista a rabbia di un dottorato in scienze sociali costretto a fare il barista, o la frustrazione di una laureata a pieni voti in giurisprudenza che fa la cameriera a tempo pieno. Ma tant`é.

Qualche giorno fa dalle pagine di Repubblica Alberto Pratesi, riportando i dati dell`ultimo rapporto Almalaurea, denunciava il calo significativo delle matricole nelle università italiane: le facoltà perdono iscrizioni con una diminuzione del -5% nell`ultimo anno e un -9.2% negli ultimi quattro, e anche laureati. La laurea non vale più niente, soprattutto per trovarsi un lavoro. Quindi, perché studiare?

Eppure, accanto a questo triste fenomeno, nel mercato del lavoro globale si sta registrando la comparsa di un altro comportamento: quello del cosiddetto 'resume inflation', o inflazione formativa. Tale comportamento consiste sempre nel mentire, ma per scopi diversi, ovvero per inflazionare il proprio curriculum formativo con titoli di studio, MBA, esperienze e master assolutamente inventati. Il gonfiare artificialmente la propria esperienza, ritoccare le proprie qualifiche e riconoscimenti si accompagna al cosiddetto overskilling: la presenza di una forza lavoro troppo qualificata e costretta ad omettere parte del proprio curriculum. Sembra un paradosso il fatto che sminuire e inflazionare, due comportamenti tra loro opposti, abitano allo stesso tempo il medesimo mercato del lavoro.

Eppure a ben guardare questa coesistenza tanto paradossale non é: essi sono piuttosto fenomeni che fanno emergere una inedita divisione cognitiva del mercato del lavoro, una segmentazione violenta tra un settore 'alto' dei servizi avanzati che riconosce -in termini di reddito e status- le competenze della forza lavoro, contro un settore 'non ristrutturato' che, proiettandosi verso gli strati bassi della produzione, non riconosce le conoscenze e i saperi di cui é portatrice una manodopera sempre più qualificata.

Una polarizzazione che ci mostra le forti tensioni interne nella composizione cognitiva del lavoro contemporaneo, laddove la misura perde ogni parametro possibile reale diventando pura invenzione -o menzogna, a scelta. In questo quadro sembra che l`unico vero strumento in grado di riportare una effettiva misura dei e sui saperi sia, nelle World Class University di mezzo mondo, inasprire l`affermazione della proprietà intellettuale.

Da un lato lo Stato si trasforma in controllore alimentando il giro di vite contro scuole, per lo più non pubbliche, che offrono la certificazione dei titoli in nome di standard ben definiti e norme giuridico-burocratiche. Dall`altro la retorica contro il plagio intellettuale nelle università globali trasforma la proprietà intellettuale in una sorta di istanza etica. Questi sono solo due dei dispositivi che agiscono per dare senso dentro la fittizia misura dei saperi nel capitalismo cognitivo.

Lo sa bene l`ex ministro tedesco della difesa Karl-Theodor zu Guttenberg, che si é dimesso dalla carica che ricopriva dopo essere stato accusato di aver copiato parte del proprio lavoro di dottorato in giurisporudenza. Forse vittima di 'plagiarism detector', di 'plagiarism detector accumulator', o di 'turnitin', tre tra i principali software contro il 'past and copy' adottati da sempre più università, al ministro bugiardo hanno revocato anche il prestigioso titolo di Doctor Philosophiae in attesa di nuovi accertamenti.

Sono sempre più le scuole e gli istituti universitari che stanno sviluppando e si stanno dotando di strategie anti-copia a garanzia, pensate un pò, proprio della 'qualità' dei saperi insegnati e trasmessi. Alcune università, come la Indiana University e la Università del Michigan, stanno sviluppando loro propri software anti-copia mentre i professori sono costretti a sottrarre sempre più tempo alla didattica per verificare, comparare testi, indagare su eventuali citazioni non correttamente riportate nei lavori dei propri studenti.

Ci vuole un bel coraggio, a queste condizioni, per chiedere di scrivere qualcosa di originale! Meglio continuare ad usare google ancora una volta, meglio risparmiarsi, meglio imparare a mentire, fin da subito: é quello che ci servirà davvero nel mercato del lavoro!

 

 

 

Last Updated ( Wednesday, 23 March 2011 21:15 )  

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