La rivoluzione? non é altro che all`inizio...

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Bisogna essere moderni: queste sono le parole usate dal ministro dell'educazione Algerino quando, nel 2008, ha introdotto una pesante riforma del sistema scolastico adottando il cosiddetto LMD (licence-master-doctorat) perché questo paese si aprisse all`Europa e, perché no, alle sue multinazionali. Ed é proprio contro l`applicazione di questa riforma che, dall`inizio di Aprile, gli studenti della università Alger-2 Bouzaréah stanno bloccando corsi, esami e lezioni. Qua la protesta per la democrazia si é trasformata nella difesa del pubblico, diventando critica diretta di una riforma universitaria Bologna process-style.

Eppure, parlando di ricerca e saperi, i paesi del Mediterraneo non hanno  bisogno di lezioni. Iran, Tunisia e Turchia da soli hanno lanciato la propria sfida per guidare la ricerca scientifica a livello globale. I risultati dell`ultimo rapporto della Britain's Royal Society ha sorpreso molti: oltre ai noti sfidanti di Cina, India e Brasile, sono proprio i paesi del Mare nostrum i nuovi e più aggressivi knowledge producers globali.

Sempre secondo questo rapporto, L`Iran ha aumentato il numero delle sue ricerche scientifiche nei giornali internazionali passando dai 736 del 1996 ai 13.238 articoli pubblicati nel 2008. La Turchia ha impresso una crescita della propria ricerca pubblica dai ritmi simili se non superiori alla Cina: spendendo in Ricerca e Sviluppo quasi sei volte più di quando faceva nel 1997, oggi questo paese ha raggiunto in questo settore i livelli di investimento di Danimarca, Finlandia e Norvegia.

E` tenendo conto di questi numeri che bisogna comprendere la tempesta del Sud che sta scuotendo il mondo intero.

La Tunisia non é di certo da meno: questo Paese in meno di dieci anni ha ristrutturato il proprio sistema di R&D creando 624 nuove unità di ricerca e 139 laboratori. Eppure la rivoluzione tunisina nasce anzitutto dalla esasperazione di un'intera generazione di diplomati e laureati senza lavoro, dalla rabbia che vuole un diritto al futuro.

Oggi, a distanza di qualche mese, le domande sociali rimangono ancora inevase e oltre duecento mila giovani sono disoccupati. In un paese profondamente diviso tra metropoli e zone rurali del sud la transizione democratica, per essere tale davvero, deve scommettere sulla redistribuzione della ricchezza e su forti risposte alle questioni sociali.

Quanto successo in Tunisia sta oggi animando un intenso dibattito sulla necessità di iniziare una riforma universitaria considerata necessaria ed improrogabile da molti. Il tema é, senza dubbio, davvero molto interessante: come fare di questa discontinuità storica un'opportunità per reinventare l`università e la formazione?

Il meeting euromediterraneo di Roma il 12 e 13 Maggio, a cui parteciperanno anche alcuni studenti dell`UGET, ovvero il sindacato studentesco tunisino, sarà sicuramente un buon momento per discutere ed approfondire questa tematica.

Il quotidiano tunisino La Presse ha già proposto la sua ricetta: secondo Moufida Bouabid occorre trasformare le univerità in business communities, introdurre corsi pratici e tirocini, fare meno teoria e più pratica mentre si studia.

A questo si deve aggiungere la recente inaugurazione del progetto e4e education for employment, ovvero educazione per l`occupazione. Si tratta di un progetto pan-Arabo che, con i suoi oltre due trilioni di dollari americani, vuole lanciare in cinque anni una road-map in grado di sfidare la disoccupazione della stragrande maggioranza dei giovani in molti paesi arabi tra cui Egitto, Iraq, Marocco e Arabia Saudita.

Una grande enfasi al settore privato, anzitutto: questa é la ricetta per fornire skill pratici a chi studia così come a chi fa stage o tirocini.

"Se tra i nostri studenti del Nord Africa e Medio Oriente é solo del 15-20% la percentuale di chi frequenta universtà private, tenete presente che questa quota sfiora il 75% in Malaysia e Brasile", ha affermato l'agenzia International Finance Corporation che, insieme alla Islamic Development Bank ha lanciato questo progetto. Insomma, Il modello da seguire sembra chiaro. La Rivoluzione non é altro che all`inizio...

 

 

 

Last Updated ( Monday, 02 May 2011 13:38 )  

Narrazioni

 

Verso il #14N - Per una storia dalla parte sbagliata della Storia

Questo è un gomitolo intricato di fatti. Potete prenderlo e farvene un rosario, un messale, un libercolo di salmi, una cinta di cilicio che morde le vostre gambe. Oppure potete scioglierlo e farne un filo che vi unisce, potete filare le maglie del vostro futuro e camminare insieme per costruirlo. Lunghe crepe intaccano il muro ormai logoro che difende questo sistema ingiusto. Meticolosamente, come rivoli che scavano un passaggio anche angusto, le stiamo percorrendo e allargando, come piena inarginabile inonderemo le sfortune del nostro tempo.

Libri

 

Ahora es cuando - Crisi economica, soggettività e cooperazione produttiva. Il caso argentino

«Tutto ciò che diventa è oggetto di scrittura, pittura o musica» afferma Deleuze; immaginiamoci dunque la difficoltà di fissare scrivendo ciò che si muove. Questo libro vorrebbe riuscire, parzialmente, ad accennare alla centralità del “processo” storico contro l’enfasi dell’evento. L’Argentina è un laboratorio molto ricco e sotto alcuni aspetti inedito per questo tentativo. La ciclicità delle crisi economiche e politiche che caratterizza l’ultimo secolo ci offre la possibilità di leggere continuità e rotture che si inscrivono nella sempre nuova produzione di soggettività, quale «movimento costituente che mai cessa di rilanciarsi».