La Sapienza verso il 9 marzo

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La fase di crisi permanente che stiamo attraversando porta con sé grandi trasformazioni, scontri di potere, sofferenza, resistenze fortissime. In Italia questo passaggio di fase è segnato dalla caduta di una modalità di governo, incarnata dal berlusconismo che, a ben vedere, indica l'inefficacia totale della rappresentanza politica tradizionale ad affrontare i problemi del presente. Eppure il nuovo governo Monti, osannato per aver portato al centro della scena politica uno stile sobrio e “professorale”, non ha segnato una svolta nella strategia di gestione della fase politica. Al contrario, questo governo sta attuando le aspre misure anticrisi dettate dalle tecnocrazie europee, fondate sull'austerità e sull'inevitabilità del pagamento del debito. Quelle stesse misure che stanno conducendo la Grecia in una fase di enorme povertà e di vera e propria colonizzazione da parte delle grandi banche e dei fondi sovrani.

 

Oggi Monti sta cercando di fare ciò che era impossibile per quei partiti che oggi lo appoggiano e che insieme ai grandi media nazionali stanno gestendo una transizione all'insegna del sacrificio, della colpa e della criminalizzazione di ogni dissenso, come dimostrano l'esclusione dei delegati Fiom dalle fabbriche o l'uso indiscriminato delle misure cautelari e della polizia contro la comunità della Val Susa in lotta contro un'opera non solo inutile, ma dannosa, segnata da interessi mafiosi e dai costi spropositati.

 

Noi, studenti e precari, abituati ogni giorno a vivere la dismissione dell'università pubblica e il ricatto del lavoro flessibile, sappiamo bene che queste ricette ci porterebbero alla rovina, noi le rifiutiamo!

La logica dell'austerity e del pareggio di bilancio ci sta conducendo in una spirale recessiva senza fondo che gioca tutta a favore della rendita e delle grandi corporazioni, che stanno saccheggiando il welfare, i beni comuni, le città, le terre, attaccando la composizione del lavoro attraverso l'estensione della precarietà selvaggia e senza diritti a tutti, tagliando salari e pensioni, sacrificando competenze e saperi qualificati.

I grandi movimenti che sono scoppiati in tutto il mondo, dall'Italia a Oakland e gli Stati Uniti, dal Cile alla Spagna e tutta l'Europa, hanno imposto la necessità di ribaltare queste logiche, tanto che oggi anche tanti autorevoli think tank parlano della necessità di una radicale redistribuzione della ricchezza, che passi per il rifiuto della dittatura del debito e per il rilancio dell'investimento sui servizi, sulla cooperazione sociale, sui giovani, su ricerca e innovazione, sulla qualificazione del lavoro.

Rifiutiamo la dittatura dell'austerity e del debito! Vogliamo un audit pubblico del debito, perchè sia trasparente a tutti la sua genesi e la sua storia, chi l'ha creato e chi deve pagare! Rifiutiamo l'attacco all'articolo 18! Riteniamo anzi che esso debba essere esteso anche a quelle fasce di lavoro che non ne hanno mai giovato! Siamo convinti che i diritti siano indisponibili e non si possano cancellare con la scusa della crisi e con i ricatti, ma debbano essere allargati a tutti quei lavoratori e quelle lavoratrici a cui oggi non vengono riconosciuti!

Per questo è vergognosa la retorica del governo che prova a costruire una contrapposizione artificiale fra vecchi garantiti e giovani, proprio nel momento in cui si fa leva sulla precarietà e la flessibilità per restringere i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici tutti. Tutto ciò, lo sappiamo, è un tentativo di dividerci, di spezzare le alleanze che ogni giorno costruiamo nei luoghi di lavoro, di studio, di cooperazione, occupando spazi insieme, costruendo un linguaggio comune.

Vogliamo difendere i diritti sul lavoro che in questi anni sono stati attaccati! Vogliamo un reddito per tutti per costruire un nuovo sistema di protezione e di mutuo soccorso, per rompere il ricatto della precarietà, per affermare con forza che è arrivato il momento di immaginare e costruire completamente dall'inizio un welfare all'altezza delle nuove forme di vita e di lavoro.

A partire da questa condizione comune e da questi punti di rivendicazione, vogliamo costruire un grande spezzone degli studenti e delle studentesse e dei precari che, partendo dall’università del debito, crei uno spazio comune a tutte quelle realtà e a quei singoli che vogliono lottare contro il governo Monti e che non si rassegnano alla crisi e alla precarietà!

Venerdì 9 Marzo h. 9 Piazzale Aldo Moro - Roma

Sapienza in Mobilitazione

 

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Last Updated ( Friday, 09 March 2012 19:22 )