La crisi strutturale dei paesi a capitalismo avanzato è ormai manifesta e la recrudescenza del comando del capitale viene quotidianamente sperimentata da milioni di cittadini europei e non nella sistematica subordinazione di ogni istanza politica, sociale ed ambientale che ne comprometta la riproduzione.
La profonda recessione che stiamo affrontando, che colpisce sempre più differenti strati di popolazione , ha acceso in tutto il mondo movimenti di protesta, dalle coste del Nord Africa alle piazze di Wall Street passando per Oakland fino ad arrivare alla Grecia e a casa nostra.
Le misure di austerity che ci stanno imponendo come necessarie e che mirano al taglio di ogni forma di assistenza statale e allo smantellamento dei diritti conquistati non sono una soluzione credibile e le prospettive per i prossimi anni sono tutt’altro che incoraggianti.
Nella decisione delle modalità ma soprattutto dei principi che dovrebbero rilanciare l’economia nessuno spazio di partecipazione democratica può essere prevista e in questo modo si compie in maniera definitiva il processo di erosione delle sovranità nazionali e di esautorazione delle istituzioni.
In questo contesto la finanza si fa diretto dispositivo di dominio nel momento in cui definisce senza appello le pre-condizioni nelle quali qualsiasi politica si va a strutturare. L’assoluta centralità del momento politico che stiamo vivendo è data dal fatto che è in corso il processo di formalizzazione dei sistemi di governance che sancisce attraverso il diritto le nuove forme autoritarie del potere.
Francoforte rappresenta in questo senso il centro dove vengono impartite le direttive che portano a un impoverimento diffuso e alla negazione dei diritti attraverso le leve del capitalismo globale: BCE, FMI, UE e governi tecnici imposti. Esemplificativo di questa dinamica è l’inserimento coatto del pareggio di bilancio nelle costituzioni nazionali che si configura come strumento di smantellamento del welfare state e dei diritti sociali conquistati in decenni di lotte.
In quasi tutti i paesi si fanno tagli diffusi e dei soldi dell’euro salvataggio le persone nei paesi interessati non ricevono un centesimo, anzi questi soldi ritornano nelle banche.
Dove le pratiche di controllo sociale e le strategie capitalistiche di disciplinamento si fanno pervasive e stringenti, si manifestano le contraddizioni di un modo di produzione che è intrinsecamente dissipativo di risorse ambientali e lavoro vivo, e che nella sua inefficienza costringe la produttività della cooperazione sociale.
Dove è l’intera vita a essere messa al lavoro nei suoi affetti, amicizie, bisogni è la soggettività di ognuno a doversi ribellare.
È in questo quadro complessivo che si incardina l’appuntamento di Francoforte, che segue direttamente l’International Action Day del 12 e l’anniversario della prima assemblea a Madrid il 15 Maggio. Questa vuole e deve essere un occasione fondamentale per la costruzione di un percorso comune di lotta e di un terreno di confronto fra le soggettività e a diversi livelli e in vari ambiti resistono allo sfruttamento e praticano la costruzione di un’alternativa.
Ci opponiamo al tentativo di metterci uno contro l’altro per riuscire a sopravvivere e rivendichiamo la solidarietà e la lotta comune di tutte quelle persone che resistono contro gli attacchi alla loro vita e al loro futuro.
Reality Shock - UniCommon Padova
Di.S.C.- Dipartimento Saperi Critici












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