Napoli 30.05 - L'etica in Spinoza, tra necessità e contingenza

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Azioni e passioni del Comune - L'etica in Spinoza, tra necessità e contingenza. Seminario di AUTOFORMAZIONE - AULA LP Mercoledì 30 maggio e Lunedì 4 giugno 2012 dalle 15.30 Aula LP Lettere Precarie Facoltà di Lettere e Filosofia - via Porta di Massa 1, Napoli

con Riccardo De Biase - Ricercatore in Filosofia e Antonello Petrillo - Studente di Filosofia

INTRO
Di che cosa ci parla, oggi, Spinoza? Da dove ci parla? Ma soprattutto: dove, oggi, ci parla? L’approccio a Spinoza che si vuole tentare in questi incontri, non può, né deve, separarsi da un presupposto: quello che ha di mira il dove si parla e dialoga. Oggi, qui, in questa Aula Occupata (e il “qui” è assolutamente dirimente), si parla della filosofia di un pensatore che ha dato tanto materiale su cui riflettere, che quasi oggi non siamo in condizione di riconoscerlo nella sua genuinità e, laddove ciò sia possibile, originalità. Pensare il rapporto individuo – collettività; la nozione di ethos “politico”; la formazione della radice della incredibile, inavvicinabile, idea di “libera necessità”; la radura storica da cui noi, oggi, lettori infedeli dei grandi interpreti spinoziani del passato, prendiamo le mosse per giudicare il “bene” e il “male” che investe e attornia i nostri attuali disbrighi sotto il cielo della finitezza. Ecco, dunque, il perché di questi incontri spinoziani: il tentativo di esprimere una possibile via di fuga dall’apparentemente ineluttabile assenza di libertà che innerva il nostro oggi. Qui!
(R. De Biase – A. Petrillo)

BRANO DELLA LETTERA SULLA LIBERTÀ - B. SPINOZA
Io dico libero ciò che esiste e opera per la sola necessità della sua
natura; costretto, invece, ciò che a esistere e a operare è determinato da altro secondo una certa e
determinata regione. Per esempio, Dio, per quanto necessariamente, esiste tuttavia liberamente, perchè esiste per la sola necessità della sua natura. E così pure, Dio intende sé stesso e tutte le cose del mondo in modo assolutamente libero, perchè ciò discende dalla sola necessità della sua natura. Vedete, dunque, che io pongo la libertà, non nel libero arbitrio, ma nella libera necessità.
Ma veniamo alle cose create, le quali tutte sono determinate a esistere e a operare da cause esterne, secondo una certa e determinata ragione. E per intendere questo chiaramente, pensiamo una cosa semplicissima. Per esempio, una pietra riceve una certa quantità di movimento da una causa esterna che la spinge, per la quale, cessato l'impulso della causa esterna, continua necessariamente ad esser mossa. Dunque, questo persistere della pietra nel movimento è coatto, non perchè necessario, ma perchè deve essere definito dall'impulso di una causa esterna. E ciò che si dice qui della pietra deve intendersi di qualunque cosa particolare, per quanto complessa e adatta ad una molteplicità di usi, perchè ciascuna cosa, cioè, è necessariamente determinata a esistere e a operare da una qualche causa esterna, secondo una certa e determinata ragione.
Inoltre, poniamo ora, se vogliamo, che la pietra, mentre continua a muovere, pensi, e sappia di sforzarsi per quanto può di persistere nel movimento. Davvero questa pietra, in quanto è consapevole unicamente del suo sforzo, al quale non è affatto indifferente, crederà di essere liberissima e di non persistere nel movimento per nessun altro motivo se non perchè lo vuole. Proprio questa è qull'umana libertà, che tutti si vantano di possedere, e che solo in questo consiste, che gli uni sono consapevoli del loro istinto, e ignari delle cause da cui sono determinati. Così, il bambino crede dj desiderare liberamente il latte; il fanciullo rissoso la vendetta, e il timido la fuga. L'ubriaco crede di dire di sua libera spontaneità quelle cose che poi da sobrio preferirebbe di aver taciuto. Così il delirante, il chiacchierone e molti altri di simil risma credono di agire di libera iniziativa, anziché di essere trasportati da un impulso. E poiché questo pregiudizio è innato in ogni uomo, è difficile liberarnelo. Infatti, benchè l'esperienza insegni a sazietà che gli uomini in nulla riescono meno che nella moderazione dei propri istinti, e che spesso, quando si trovano alle prese con due affetti contrari, vedono il meglio, ma si attengono al peggio, credono tuttavia di essere liberi; e ciò perchè l'appetito di certe cose è meno forte e può venir smorzato dal ricordo di qualche altra che abbiamo più di frequente in mente.

BIBLIOGRAFIA
1) IV e V parte dell' Etica More Geometrico Demonstrata - B. Spinoza
2) Tractatus Theologicus Politicus - B. Spinoza
3)Spinoza per tutti - Paolo Cristofolini
4) Varium multitudinis ingenium: pratica politica e pratica delle passioni in spinoza- Daniela Bostrenghi
5) Il desiderio di non essere comandati.Moltitudine e antripogenesi- Laurent Bove
6) La moltitudine e gli esclusi -Riccardo Caporali
7) Passioni collettive e razionalità del potere: elementi di conflitto nella filosofia politica di Spinoza- Francesco Cerrato
8) Moltitudine e singolarità nello sviluppo del pensiero politico di Spinoza - Toni Negri

 

Last Updated ( Tuesday, 05 June 2012 04:01 )