Argentina: vamos por el cambio social! Cronaca dal Foro di Rosario

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Oltre settemila studenti, ricercatori, attivisti hanno partecipato al quarto “Foro de la educaciòn por el cambio social” organizzato dalle realtà studentesche di base di scuole e università argentine (ENEOB) a Rosario dall'8 al 10 giugno 2012, che ha visto la partecipazione di delegazioni di studenti e attivisti provenienti dal Brasile, Cile, Colombia, Canada, Venezuela e Uruguay.

“Si è già copiato abbastanza, adesso dobbiamo creare qualcosa di nuovo, questa è la sfida della nostra generazione!” con queste parole si apre il foro, vero e proprio laboratorio dei movimenti studenteschi e delle realtà di movimento di base argentine che ha registrato un progressivo e significativo aumento di partecipazione di anno in anno, dai mille e cinquecento del primo evento a La Plata fino al meeting dei giorni scorsi.



Un campus trasformato per tre giorni in un festival, ogni aula un workshop, banchetti di libri e case editrici indipendenti, media di movimento, incontri con le imprese recuperade della zona di Santa Fè, presentazioni di film e documentari, pranzi e cene a prezzi popolari, mentre migliaia di studenti medi e universitari provenienti da tutta l'Argentina (delegazioni anche dalla lontana Patagonia e dal nord-ovest argentino) per costruire l' “educazione che vogliamo a partire dalla critica dei saperi, de-colonizzandoli e costruendo processi di emancipazione e trasformazione che ci consentano affrontare le sfide che la situazione latinoamericana e globale ci pone davanti”.

  • Video della tre giorni del Foro



Con la partecipazione di Nora Cortinas (linea fundadora-Madre de Plaza de Mayo) Hugo Blanco (leader campesino peruviano),
migliaia di studenti universitari e docenti in lotta della Cta-Ute, studenti dei secondari e movimenti per l'educazione popolare, hanno affrontato dibattiti e discussioni  su svariati temi, dalla difesa dei beni comuni alla battaglia contro le megaminerie (tema legato alla battaglia degli studenti della Uba contro il finanziamento privato delle imprese delle miniere all'università), dalla lotta per l'aborto legale alla denuncia del “grilletto facile” che ha causato oltre 1300 morti negli ultimi dieci anni.

Ricordare i militanti e gli studenti uccisi dalla polizia in questi anni significa anche rompere l'immaginario di un governo che si autopropone come “amico dei movimenti sociali”, quello kirchnerista, che in parte raccoglie, con un intreccio di appropriazione e riconoscimento, le istanze di quel momento fondamentale per la politica argentina che è stato il 2001, ma che non esita a reprimere (molti militanti uccisi e migliaia di processi e arresti contro gli attivisti) chi ha scelto di restare al di fuori, in autonomia, dei processi di cooptazione e controllo.



Molto emozionante l' homenaje, con presentazione del documentario “La dignidad rebelde”, a Darìo Santillan e Maximiliano Koneki, militanti piqueteros uccisi esattamente dieci anni fa, evento che si unisce al ricordo e alla ricerca di verità e giustizia per il Pocho Lepratti, docente ucciso alcuni anni da dalla polizia durante un blocco stradale: la richiesta di giustizia dei familiari delle vittime diventa uno “stimolo per continuare a lottare, perchè il miglior omaggio ai nostri compagni uccisi è continuare la loro lotta che è la nostra”.

Una grande energia e una partecipazione al di sopra delle aspettative ha reso emozionante e molto utile politicamente, una tre giorni che si propone, come le parole del panel di chiusura evidenziano, di trasformare l'Argentina all'interno del processo di lotta e liberazione che definiscono la “seconda indipendenza” e che sta sviluppando nell'ultimo decennio in tutto il Sud America, una lotta che deve confrontarsi con la crisi globale e con la nuova fase in cui entra l'Argentina nel suo decennio della governance e del governo kirchnerista.

I panel principali, e le assemblee a cui ho avuto modo di partecipare e che ho seguito con più attenzione, sono stati momenti davvero molto interessanti di articolazione di un discorso politico che dalla battaglia per i saperi e la difesa dell'università pubblica “per costruire la universidad popular” ampliava il proprio discorso alla critica del kirchnerismo e alla costruzione di un'alternativa all'attuale modello di governance neoliberale progressista in Argentina.

La partecipazione di Attilio Moron, Raul Zibechi,
Emilio Taddei e Marcelo Ruiz al primo tavolo di discussione su “America Latina: dal sapere coloniale al sapere per la trasformazione” ha qualificato il primo panel di apertura: l'attualità della rivoluzione come spazio di possibilità a partire dalla crisi senza precedenti che sta coinvolgendo il mondo, con particolari riferimenti all'Europa, la costruzione di un sapere contraegemonico attraverso pratiche di formazione cooperativa e autoformazione che da sapere subalterno possa ribaltare le gerarchie che nelle accademie e non solo definiscono le priorità e i criteri di legittimità, sapere possibile solo se prodotto dentro e con le lotte, che sia dunque profondamente connesso ai processi di emancipazione, liberazione e conflitto contro il modello capitalistico.

Acceso dibattito attorno alla ricchezza, ma anche gli aspetti contraddittori, dell'esperienza comunitaria e di autogoverno delle comunità indigene in vari paesi latinoamericani come spazio di alternativa ai modelli di governance post-coloniali ma anche la centralità della critica femminista e della questione della difesa dell'ambiente a partire da un nuovo modello di sviluppo sono i temi centrali emersi nella ricchissima discussione di apertura.

Temi che anche in Italia e in Europa stanno diventando centrali all'interno del dibattito di movimento e che quindi definiscono immediatamente uno spazio comune di dibattito e di conflitto, spazio da articolare e condividere e sviluppare nelle lotte che abbiamo davanti, nuove sfide per un reale globalchange.

Una seconda giornata densa di talleres, workshop, seminari e assemblee in cui si sono approfonditi le questioni dell'educazione popolare e della ricerca, dal rifiuto dell'indebitamento alle politiche di trasformazione dei saperi interni alla scuola e all'università, terminata con un corteo interno al campus universitario e a una festa in cui migliaia e migliaia hanno riscaldato la notte seguendo il ritmo della cumbia, nel tendone centrale, a seguito del dibattito sui conflitti universitari e della chiusura del festival.

Un incontro molto ricco e molto partecipato quello su “Lotte educative nel continente” con studenti della Confech cilena, due studenti canadesi del sindacato studentesco radicale CLASSE, la Fuba di Buenos Aires gestita da La Juntada (articolazione di realtà della sinistra indipendente legate all'esperienza di Juventud Rebelde), uno studente del movimento colombiano, e un mio intervento per condividere l'esperienza di UniCommon e le analisi che in questi anni in Italia e in Europa hanno apportato un discorso nuovo sul conflitto nel mondo universitario contro la crisi, dai movimenti dell'Onda e del Book Block fino agli ultimi mesi di lotta europea contro le politiche di austerity. Non c'è cambio se non globale, se non ci sono connessioni e relazioni tra i movimenti per una radicale alternativa al capitalismo che si stanno sviluppando in tutto il mondo.

  • Video degli interventi di Sebastian, Confech Cile e Luis, CLASSE Canada


Un primo passo anche di relazione diretta e apertura di scambi e condivisioni tra l'esperienza europea di lotte dall'università alla metropoli contro la crisi e i conflitti latinoamericani e non solo; oltre a poter conoscere direttamente una testimonianza dal Quebec, l'intervento a mio avviso più efficace e innovativo è stato quello dei compagni cileni, attorno alla necessità di poter modificare i rapporti di forza e l'assetto costituzionale sultema educativo ma non solo, con la raccolta firme e le barricate in piazza, senza feticismo nelle pratiche di lotta ma con un discorso molto interessante sulla legittimità del movimento conquistata in anni di mobilitazione, sette mesi ininterrotti di occupazione di scuole e università, e la necessità di un radicale cambio costituzionale discusso democraticamente nei movimenti e al di fuori dei partiti (l'assetto costituzionale cileno resta ancora quello della dittatura di Pinochet) come sfida comune e radicale per tutti.

Infine la chiusura della tre giorni, con il dibattito “L'Argentina che sogniamo: le sfide per la costruzione del potere popolare” con la partecipazione di studenti universitari, movimenti sociali in difesa dei beni comuni e il Frente Dario Santillan. “Stiamo crescendo e siamo la generazione che può cambiare il paese, ma guai a pensare che ci basta questo: la sfida è guardare in avanti e lottare per un reale e radicale cambiamento sociale” dice l'intervento di chiusura della tre giorni, in una gremita "Aula Magna Ernesto Che Guevara" nella facoltà di Scienze Politiche di Rosario.

Il Foro si conclude, con finalmente una giornata scaldata dal sole nell'inverno argentino, con le assemblee nazionali per corsi di laurea e con l'incontro latinoamericano di studenti, per cominciare a gettare le basi di un percorso comune che sappia connettere le esperienze autonome studentesche in tutto il continente, dai processi della rivoluzione bolivariana in Venzuela alle lotte cilene e canadesi. Una tre giorni molto ricca, la cui sfida maggiore sarà, nei mesi che verranno, connettere le esperienze e le lotte e costruire spazi di conflitto per quella che abbiamo chiamato “l'indipendenza dal capitalismo nel mondo”.

Adelante, hasta la victoria!

Articolo a cura di Alioscia Castronovo - a breve foto, audio e video del Foro

Foto pubblicate nell'articolo a cura di Lucia de La Torre, Prensa FUBA


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Last Updated ( Friday, 22 June 2012 16:37 )  

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