Si combatte una battaglia alla volta. Genova non è finita.

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Non possono più fare finta che non sia vero, che sia stato un esplosione improvvisa e scomposta. Genova 2001 vive ancora oggi non solo nei nostri cuori e nelle nostre vite, ma vive in modo ingombrante dentro tutti i palazzi, dentro ogni luogo in cui si decide delle nostre vite, vive dentro la paura che Genova sia sempre lì, pronta a riesplodere con tutto il suo fragore. Di questo ci parla la sentenza di pochi giorni fa, di questo ci parlano gli anni di galera che per Genova sono piombati come dei macigni sulle vite di troppe persone.

Non ci stupisce certo, ce lo aspettavamo. Lo stato si tiene gli ostaggi, come in qualsiasi guerra che si rispetti. La sentenza della cassazione ci parla esattamente di questo. A Genova nel 2001 si è combattuta una guerra tra un esercito regolare e un esercito di banditi, che tra l'altro ha abusato nell'uso della forza, come le sentenze di condanna per devastazione e saccheggio stanno lì a dimostrare.


Peccato che quel giorno Carlo sia morto ucciso da una loro pistola, peccato che in quei giorni nelle caserme di Genova si torturasse, peccato che alla scuola Diaz a 80 persone venissero letteralmente rotte le ossa, massacrate con tubi di alluminio e bastoni di legno, sotto la direzione delle attuali dirigenze delle forze di polizia del nostro paese. E che non ci vengano a raccontare che sono solo poche mele marce da epurare. Perché l'assassinio di Carlo era previsto, perché per torturare ci vuole un ordine, e per fare irruzione alla Diaz a impersonare il ruolo dell'aguzzino evidentemente una qualche certezza di impunità la dovrai pure avere. E' sufficiente ripercorrere la strada giudiziaria dei fatti di Genova nel suo complesso per notare come chi ha attaccato la persona umana, uccidendola, torturandola o massacrandola, sia rimasto sostanzialmente impunito, mentre chi ha attaccato dei simboli, delle cose e degli oggetti sia stato condannato senza pietà, rubando a troppe persone il diritto a vivere e il diritto a ribellarsi.

E come non pensare agli innumerevoli casi in cui nel nostro paese le forze dell'ordine hanno ucciso a sangue freddo? Come non pensare a Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi o Gabriele Sandri? Come non pensare che anche in tutti questi casi le forze dell'ordine rimangono impunite mentre i nostri compagni che hanno rotto una vetrina si faranno 15 anni di carcere?

Non abbiamo mai pensato di trovare nella giustizia e nei tribunali una via per trasformare lo stato di cose presenti e le vicende legate a Genova ci parlano del significato pieno della legalità nel nostro paese: mentre vengono assegnati decine di anni di galera per un reato come devastazione e saccheggio, risalente al codice Rocco del fascismo e strumento utile ad impedire ogni forma di dissenso al regime, non vi è all'alba nessuna iniziativa per costituire il reato di tortura in un paese che ha vissuto “la più grande sospensione dei diritti democratici dal dopoguerra ad oggi”. Come sempre, la legalità si trasforma in arbitrarietà, mistificazione, ed ha senso se e solo se da un lato tutela i potenti e la loro violenza e dall'altro annulla il dissenso.

Oggi, 11 anni dopo, Genova ha attraversato le vite di molte più delle 300000 persone che hanno invaso le strade della città in quei giorni. Genova ha davvero costruito l'altro mondo possibile, l'ha costruito in tutte le lotte e in tutte le strade in cui, da quei giorni in avanti, si è sperimentato un nuovo modo di vivere. Genova è un'indole, un'attitudine, è quello spirito che anima il cuore e le braccia anche di chi a Genova non c'era perché era troppo piccolo, aprendo la strada ad un futuro diverso.

Oggi, in questi giorni così difficili, vogliamo urlare ai compagni che stanno scappando di correre più veloci del vento, vogliamo urlare a tutti i compagni sequestrati e in carcere che non ci fermeremo e continueremo a lottare per la libertà di tutti e per riaverli con noi nelle strade, vogliamo urlare che questa sentenza riaccende il fuoco nel cuore di chi non può accettare l'ingiustizia, quella vera, che devasta e saccheggia ogni giorno le nostre vite.

Con il sangue agli occhi.

Reality Shock
Cr.a.C.K. – UniCommon Padova

 

Last Updated ( Wednesday, 01 August 2012 20:12 )